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PFAS nell’acqua: capire i dati, scegliere con consapevolezza
Una sigla complessa, tre domande utili: che cosa sono, come si cercano nell’acqua e quando ha senso valutare un trattamento.

Una notizia sui PFAS non descrive automaticamente l’acqua di casa tua. Per orientarti servono risultati riferiti alla tua rete, una data di campionamento e l’elenco delle sostanze analizzate.
Perché se ne parla tanto?
I PFAS sono una famiglia molto ampia di sostanze prodotte dall’uomo. La capacità di resistere ad acqua, grassi e calore ne ha favorito l’impiego in diverse applicazioni industriali e in alcuni rivestimenti, tessuti e imballaggi.
Molti persistono nell’ambiente per tempi lunghi. Se dispersi, possono raggiungere terreni e acque; alcuni possono anche accumularsi nell’organismo. L’esposizione non riguarda soltanto il rubinetto: anche gli alimenti e altre fonti possono contribuire.
Persistenza e salute: due aspetti da distinguere
Le conoscenze variano da una sostanza all’altra. Per alcuni PFAS, l’EFSA ha individuato effetti sul sistema immunitario come elemento centrale della valutazione del rischio. Il rischio dipende dall’esposizione complessiva nel tempo: la semplice parola “presente” non basta a descriverlo. [1]
Come capire che cosa dice un’analisi
Consulta prima i dati e le comunicazioni del gestore idrico e delle autorità sanitarie. Cerca espressamente i parametri PFAS: un elenco di durezza, pH e nitrati non consente di dedurne la concentrazione.
“Non rilevato” non significa zero assoluto: il laboratorio non ha rilevato quella sostanza sopra il limite indicato per il metodo. Se occorre un controllo al rubinetto, concorda con un laboratorio accreditato per le prove richieste anche le modalità di campionamento.
La mancanza del parametro in una scheda sintetica non dimostra né presenza né assenza. Chiedi il rapporto completo o informazioni al gestore.
Consulta i dati disponibili del tuo ComuneVerifica nella fonte completa se sono presenti anche le analisi PFAS: il selettore non equivale a un test specifico.
Quali valori prevede il quadro italiano?
Il riferimento è il D.Lgs. 18/2023, modificato dal D.Lgs. 102/2025, con la proroga prevista dalla legge 199/2025. Questi parametri hanno ambiti diversi e vanno letti separatamente. [2–3]
| Parametro | Valore | Calendario dei controlli |
|---|---|---|
| Somma di PFAS | 0,10 µg/L 100 ng/L | Obbligo dal 13 gennaio 2026 |
| Somma di 4 PFAS PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS | 0,020 µg/L 20 ng/L | Obbligo dal 13 luglio 2026, dopo la proroga di sei mesi |
| TFA Acido trifluoroacetico | 10 µg/L 10.000 ng/L | Adeguamento entro il 12 gennaio 2027; controlli obbligatori dal 13 gennaio 2027 |
20 ng/L è il valore per la somma dei quattro composti, non una soglia per ciascuno. Rispettare il valore della somma più ampia non dimostra da solo il rispetto di quello previsto per i quattro.
I valori di parametro dell’acqua non sono dosi individuali di assunzione. Per eventuali superamenti e indicazioni d’uso segui le comunicazioni delle autorità competenti.
Quali tecnologie possono ridurre i PFAS?
Esistono soluzioni efficaci in condizioni definite. La scelta richiede dati sull’acqua e prestazioni documentate per lo specifico apparecchio: la sola parola “filtro” non è una garanzia. [4–5]
Carbone attivo
Trattiene alcune sostanze sulla propria superficie porosa, attraverso l’adsorbimento. Può ridurre diversi PFAS, in particolare quelli a catena lunga; la resa varia con il materiale, il tempo di contatto e la composizione dell’acqua.
Osmosi inversa
Utilizza una membrana per separare dall’acqua molte sostanze disciolte, compresi diversi PFAS. Produce anche un flusso di scarto e richiede manutenzione.
Resine selettive
Alcune resine a scambio ionico sono progettate per trattenere PFAS. Non vanno confuse con le comuni resine di un addolcitore per il calcare.
- Per quali PFAS è stata verificata la riduzione?
- Con quali concentrazioni, portata e capacità utile?
- Quando vanno sostituiti i materiali e come si verifica la prestazione?
Una certificazione deve riguardare la riduzione dei PFAS dichiarati, non soltanto il gusto o l’odore. Il cambio dei filtri e la cura igienica del circuito hanno funzioni diverse: la sanificazione non ripristina la capacità di un materiale filtrante esaurito.
Tre dubbi frequenti
Bollire l’acqua elimina i PFAS?
No. La normale bollitura domestica non è un trattamento per rimuoverli. In presenza di indicazioni ufficiali su una contaminazione, segui le istruzioni del gestore e dell’autorità sanitaria. [6]
Un’acqua con poco calcare ha anche pochi PFAS?
Non si può dedurlo. La durezza e la presenza di PFAS sono informazioni differenti: per conoscere questi ultimi occorre cercarli con analisi dedicate.
L’ozonizzatore per lavatrice serve contro i PFAS?
Un sistema destinato al bucato non va presentato come un trattamento per i PFAS dell’acqua da bere. Le prestazioni per il lavaggio non dimostrano una capacità di riduzione di questi contaminanti: servirebbero prove specifiche e una destinazione d’uso appropriata. [4]
Vuoi orientarti tra dati e trattamenti?
Puoi scriverci per informazioni o per concordare un appuntamento. Se hai un rapporto di analisi, partiamo da quello: una prova dimostrativa a domicilio non sostituisce un’analisi PFAS di laboratorio.
WhatsApp · 351 833 1648Fonti per approfondire
Testo originale della Redazione ZENOLIS. Sintesi divulgativa basata sui riferimenti seguenti, consultati il 16 ottobre 2026. I documenti tecnici in inglese sono facoltativi: i concetti essenziali sono spiegati sopra in italiano.
- EFSA — PFAS, esposizione e valutazione del rischio (italiano).
- Gazzetta Ufficiale — D.Lgs. 102/2025, art. 21 e allegato I, parte B (italiano).
- Gazzetta Ufficiale — legge 199/2025, art. 1, commi 622–623 sulla proroga PFAS (italiano).
- EPA — tecnologie per ridurre i PFAS nell’acqua (inglese).
- EPA — filtri e certificazioni specifiche per PFAS (inglese; i riferimenti normativi statunitensi non sostituiscono quelli italiani).
- South Carolina Department of Environmental Services — domande frequenti sui PFAS (inglese).
